Puerto Escondido – Ristorante e Pizzeria

Siamo in piazza dei Cappuccini a Tricase, in Puglia, nel basso Salento. La terra tra i due mari, Mar Adriatico e Mar Ionio. Una terra capace di regalare panorami da togliere il fiato, sempre accompagnati dal sole e dal vento. Una terra di sorprese nascoste, come frantoi ipogei, chiese paleocristiane e antiche masserie, che sbucano all’improvviso tra muretti a secco delle campagne o nascoste dietro ulivi e alberi di fico. Una terra di un’accoglienza sincera, che ti fa sentire a casa, che ti fa sognare, che ti fa sperare.

Incomincio da qui a raccontare una serata incantevole passata al “Puerto Escondido”, ristorante e pizzeria con la R e la P maiuscola! Varchiamo l’ingresso e lì proprio lì c’è il mare! O meglio in un attimo siamo catapultati in un altro luogo, infatti ci sembra di essere su una barca dove si sentono le onde. In effetti le onde si sentono, non del mare ma del gusto e dei profumi che provengono dalla cucina. Capiamo immediatamente che siamo nel posto giusto.esterno puerto

L’arredamento interno è in perfetto stile marinaro: semplice e ospitale, dall’atmosfera rilassante che quasi sembra di essere in vacanza, dove l’unico pensiero è quello di lasciarci trasportare dalla bellezza abbagliante e travolgente della serata. La sala ruota tutto attorno al bancone centrale in legno scuro, così come lo sono le sedie e i tavoli; e l’unico colore ammesso per le pareti, le lampade e le tovaglie è il blu-azzurro, proprio per ricordare il mare. Tutto il resto è ragionato ed è disposto con cura, penso alle corde appese al soffitto, alle anfore disposte negli angoli e all’ancora collocata fuori, davanti all’ingresso del locale.

interni puerto

Rimaniamo colpiti perché il menù è esclusivamente di terra, e potrebbe sembrare inizialmente un controsenso dato l’arredamento, ma subito si capisce che il proprietario nonché cuoco ha voluto arredare il suo locale personalizzandolo in base alle sue passioni ed al suo carattere, senza dimenticare che Tricase dista a pochissimi chilometri dal mare e si sa come diceva Hermann Broch “coloro che vivono al mare difficilmente possono formare un solo pensiero di cui il mare non sia parte”. E lui conferma questa teoria…

Un menù molto interessante che pochi ristoranti possono vantare, un viaggio del gusto che percorre tutta l’Italia andando anche all’estero. Materie prime ed ingredienti di primissima scelta ed alta qualità, mantenuti semplici, senza troppi stravolgimenti proprio per conservare il gusto e poterlo esaltare al massimo. Tra gli antipasti meritano di essere citati il Culatello di Zibello DOP, il Pata Negra Joselito (prosciutto crudo iberico tagliato a coltello) ed il Parmigiano stravecchio di 36 mesi.

Aspettando gli antipasti veniamo piacevolmente accolti da Antonio (proprietario e cuoco) il quale ci porta personalmente 2 fette di pane abbrustolite con cicorie e broccoli saltati in padella, leggermente piccanti ed irrorate da un filo di olio extravergine d’oliva, per darci il “benvenuto” da buon padrone di casa. La semplicità di questo piatto subito colpisce i nostri cuori e ci fa ricordare quanto le cose semplici vincano su tutto, ma è altrettanto vero che hanno bisogno di una cura minuziosa basata sull’eccellenza. Infatti, il pane è di semola, cotto a legna e preparato con amore da Antonio, mentre le cicorie, i broccoli e comunque la maggior parte delle verdure ed erbe che propone sono frutto del suo orto. Per non parlare degli olii: offre un vero e proprio elenco di olii provenienti da varie zone dell’Italia, con i quali completa ogni piatto, ovviamente solo dopo averli studiati e fatto varie prove di gusto.

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Subito dopo arriva il nostro misto di salumi e di formaggi di eccellenza: prosciutto crudo, salsiccia di cinghiale e capocollo di Martina Franca, presidio Slow Food, una coppa dal gusto unico (mondata e sagomata, poi posta a macerare sotto sale per una ventina di giorni, lavata con una preparazione a base di vino cotto e spezie e infine insaccata e lasciata asciugare) dal colore rosso vivace e da una morbidezza e fragranza speziata fantastica. Anche i formaggi non sono da meno: due varietà di pecorino, uno fresco e uno romano, grana padano, alcuni nodini di fior di latte, una burratina di latte vaccino e il caciocavallo podolico stagionato, anche questo presidio Slow Food, (vacche allevate solo nella zona del Gargano che producono pochissimo latte in determinati periodi dell’anno) uno dei formaggi più aromatici del nostro paese, considerato nobile, da mangiare in purezza a tavola proprio per poter apprezzare le sue caratteristiche dai sentori leggermente amarognoli di erbe e di fiori, ma anche da una nota che ricorda la vaniglia. Una meraviglia!

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Ordiniamo anche un cuore di burrata vaccina affumicata al miele di acacia e cellina di Nardò. Una bontà dall’equilibrio perfetto: l’affumicatura conferisce all’ esterno un sapore deciso, in contrasto con il cuore dal gusto più dolce e cremoso. Il miele d’acacia dà un ulteriore tocco di delicatezza e dolcezza con il suo profumo fine e floreale, mentre le due gocce di olio extravergine d’oliva cellina di Nardò con il loro retrogusto gradevolmente amaro (dell’azienda agricola Agrosì, è una tipologia di olio prodotto dalla varietà di ulivo di cellina di Nardò, in Puglia) aggiungono al prodotto finale intensità ed armonia.

burrata

Sarebbe quasi un “delitto” non accompagnare una cena così con un ottimo vino Pugliese, terra che parla di uva, mosto e quindi anche di vini. Tra le proposte più apprezzate del territorio troviamo il Negroamaro di Terra d’Otranto e Castel Del Monte, il Nero di Troia e il Primitivo di Manduria, ed è proprio su quest’ultimo che cade la nostra scelta. Prendiamo un Primitivo di Manduria DOC (Denominazione Origine Controllata), annata 2008, etichettato Le Fabriche: un’azienda vinicola a sud di Manduria, la quale si è posta come obiettivo quello di lavorare con i vitigni autoctoni, puntando alla qualità ed alla coltivazione biologica. Il colore è rosso tendente al violaceo, il profumo risulta molto intenso con una fragranza fruttata che ricorda i frutti rossi, mentre in bocca rimane vellutato, risultando molto armonioso e gradevole soprattutto gustando gli affettati e la carne.

Saltiamo i primi piatti anche se sembrano tutti ottimi e ci indirizziamo sui secondi. Qui i veri cultori della carne sono di casa: fiorentine, tagliate e filetti di Chianina/Marchigiana IGP/Romagnola, ma non mancano il puledro, il Black Angus e bistecche di bisonte Canadese, tutte servite su pietra ollare. Noi decidiamo di prendere la bistecca di Cinta Senese e il filetto al lardo di Colonnata IGP di vitellone.

La bistecca di Cinta Senese (razza pregiata di suino allevata allo stato brado in Toscana) ci viene servita sulla pietra ollare, la quale oltre a permettere una cottura più dietetica, non dovendo aggiungere grassi, fa sì anche che la carne non si raffreddi. Dal primo boccone si capisce che non stiamo mangiando la solita bistecca di maiale, ma è molto più gustosa e succulenta. La carne risulta rosa con la presenza di grasso bianco, un sapore delicato che non è stato alterato da salse, ma solo arricchito da un po’ di rosmarino e sale.

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E arriva anche l’altro secondo! Filetto di vitellone al lardo di Colonnata IGP (Indicazione Geografica Protetta, un salume tipico che viene prodotto e conservato in conche di marmo di Carrara a Colonnata, sulle Alpi Apuane). Il filetto è sicuramente il re dei tagli, infatti la carne risulta tenerissima e poco grassa. Ed è proprio per il suo sapore delicato e morbido che si presta benissimo ad essere servito con salse, intingoli e come in questo caso bardato con del lardo e pepe rosa, che danno quel tocco in più alla carne rendendo il piatto accattivante.

filettoallardo

Che altro dire se non quello di aver mangiato divinamente! Come di consueto ci alziamo dal tavolo e ci dirigiamo verso il bancone. Non so perché ma amo prendere il caffè o il digestivo osservando il bar, le bottiglie e i bicchieri. Non riesco a fare a meno di osservare, di guardare i dettagli ed è proprio qui sotto la luce del bancone che noto una vasta varietà di rum (per la precisione 130 etichette da degustazione, tra le più prestigiose al mondo). D’altronde questo distillato parla di mare, di pirati e di conquista e in questo ambiente perfettamente ricreato si esprime al meglio! Purtroppo non siamo amanti del rum e quindi chiediamo un digestivo, ne prendiamo due differenti: uno al mirto e l’altro al finocchietto, entrambi selvatici e fatti in casa. Sono i così detti liquori popolari dal sapore unico, che sprigionano un profumo intenso ed inebriante, serviti rigorosamente ghiacciati.

Non so se lo spirito è appagato, ma sicuramente stasera lo è il nostro palato. In fondo il gusto è uno dei cinque sensi che ci fanno apprezzare il bello della vita. E stasera mangiando siamo riusciti a sognare, ciò vuol dire che sogneremo di mangiare di nuovo in questo ristorante, magari provando le pizze, creazioni vere proprie nate da interessanti abbinamenti tra gli ingredienti di altissima qualità.

Insomma, da andare, una delle visite da fare se passate da Tricase!

PUERTO ESCONDIDO – Piazza Cappuccini, 28 Tricase (LE)

 

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